EMOTIBOOK

Il progetto Emotibook è un progetto ideato e realizzato dallo scrittore Neesken Bubriyk e parte da un concetto molto semplice: scrivere piccole storie, aneddoti, situazioni o descrivere stati d’animo utilizzando esclusivamente emoticon, senza alcun apporto testuale.

FUOCO

FUOCO – 1 di 3
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FUOCO – 3 di 3

 ARIA

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ARIA – 3 di 3

Spesso abbiniamo l’utilizzo di emoticon all’utilizzo del testo, sovente gli emoticon/emoji servono a ribadire ciò che il testo già afferma, altre volte servono per metterci al riparo da possibili interpretazioni errate da parte del ricevente: nel fare ciò a volte ne vacilla la nostra capacità di governare le parole e renderle strumento potente, quali sono, nelle mani e nelle bocche di chi scrive e di chi parla. Neesken Bubriyk sceglie di scendere in prima linea disarmato, decide di abbandonare le parole perché, a suo avviso, troppo potenti, troppo preziose per essere utilizzate di fronte al dubbio di non esserne all’altezza, di non esserne degno.
I titoli di un’opera, di qualunque fattura essa sia, ci accompagnano sempre durante la lettura, la visione, l’ascolto, l’ammirazione dell’opera stessa. Ci indirizzano, ci condizionano a volte, ci ispirano.
A qualunque opera ci si riferisca questo elemento è onnipresente anche se in assenza.
Il titolo di ogni racconto di Emotibook è una sorta di provocazione, una sorta di ostacolo che l’autore frappone con l’intento di spingere il lettore ad andare oltre, così da abbandonare i significati che le parole stesse possono generare. Viene richiesto uno sforzo di simbolizzazione inversa al lettore così da riuscire a porsi sullo stesso piano di colui che scrive.

Sceglie di affidare il proprio pensiero, la propria capacità generativa di vita e di mondi ai soli emoticon/emoji e lo fa passando attraverso 4 elementi, comuni a quasi tutte le cosmogonie umane: aria, terra, acqua e fuoco.

Il progetto Emotibook  è una tetralogia. Ogni gruppo di racconti è dedicato ad uno dei 4 elementi ed è a sua volta diviso in 3 sotto-racconti. In ognuno dei 4 gruppi di racconti l’elemento protagonista incrocia di volta in volta uno degli altri tre elementi.

Nel mondo privo di parole di Neesken Bubriyk i quattro elementi assumono questi significati:

ARIA – è il dominio dell’anima, della parte più intima e spirituale; il dominio dei sentimenti, rappresentati nella forma dell’incapacità e della difficoltà di saperli accogliere e gestire, sebbene potenti e preziosi;

FUOCO – è il dominio della guerra e del conflitto, insiti nell’uomo da sempre; ne rappresenta la parte distruttiva, ma al tempo stesso rigeneratrice, all’interno di un tempo ciclico in cui vita e morte danzano insieme, in cui ogni fine fa da preludio ad un nuovo inizio, rigenerato e rinvigorito;

TERRA – è il dominio su cui vengono adagiati gli archetipi, è il luogo del radicamento col passato, in cui trovano espressione alcuni elementi primordiali dell’uomo, ma in cui emergono anche le sue più grandi fragilità, in un continuo dissidio tra prevaricazione e contemplazione;

ACQUA – è il dominio della nascita e della generazione, è il brodo primordiale in cui si mescolano gli elementi che creano la vita e in cui è possibile trovare un’immagine di morte ideale.

 

Di seguito viene riportato un breve scritto, con commento finale, di Neesken Bubriyk da cui si evince come egli intenda l’idea e l’immagine dello scrittore:

“Tarway to Heaven” (N. Bubriyk, 2012)

– Ti sei mai innamorata di una persona?
– Certo!
– Ripeto la domanda. Ti sei mai innamorata di una persona?
– Scusa, perché continui a chiedermelo?
– Te lo chiedo e ripeto perché nei tuoi occhi vedo un senso di tradimento, ti senti come se ti avessero ingannata.
– E allora…?
– Allora penso che non ti sei mai innamorata di una persona, a mio avviso hai forse idealizzato una persona… e quando di fronte alle mancanze, agli errori, alle vere debolezze della stessa ti sei accorta che era una persona in quanto tale, hai vacillato prima e mollato poi.
– E tu chi sei per dire tutto questo? Cosa ne sai tu di me?
– Io non so nulla di te, sto solamente leggendo quello che è scritto sul tuo volto.
– Pensi di essere così bravo a leggere?
– No, penso che tu sia molto brava a scrivere.

[NdA: lo scrittore è colui che legge]

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