The Night I Come Back Home Alone

The night I come back home alone” è un’installazione sul diventare grandi e sull’essere adulti essendo stati bambini.

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Cominciamo a tornare a casa da soli mano a mano che raggiungiamo una nostra maturità, fino a ottenere un’assoluta indipendenza che ci svincola dalla passata infanzia. Ma come suggerisce la voce di un’evanescente Alice in sottofondo, a volte può capitare di smarrire la strada e di perdersi.

Se la vita può essere interpretata come un viaggio, allora “The night I come back home alone” è un luogo sconosciuto in cui si inciampa e in cui ci si ritrova senza volerlo. Non vorremmo esserci noi, figuriamoci voi. Non vorrebbero esserci nemmeno Teddy Bear e la bambina dai capelli rossi. Ma forse loro non sono lì per davvero, forse siamo noi a immaginarli lì, seduti o riversi sul tavolo.

Quello dove ci troviamo è un ambiente surreale, dove inconscio e realtà della veglia si scontrano e si mescolano, destabilizzandoci.

Vuole essere proprio la tecnica del collage a far riemergere nello spettatore-parte attiva pensieri sepolti e sogni dimenticati, fino a portarlo quasi involontariamente a scavare nel proprio passato tramite una personale associazione di immagini suggestive composte e significati.

Eppure l’opera non è un classico collage dove vengono assemblate diverse immagini cartacee e/o digitali, “The night I come back home alone” si propone di essere un collage totale, dove suoni e immagini influiscono gli uni sugli altri, così come le diverse dimensioni degli oggetti disposti nello spazio e dei piani dei cinque tavoli, ma come anche i differenti scopi, da quello fruibile dell’arte a quello utilitario del tavolo.

Tutto questo con lo scopo di creare un ambiente che potesse diventare una dimensione estranea, uno spazio mentale inesplorato.

É la stessa voce infantile di Alice che ci esorta a rimanere fermi dove siamo, nel nostro smarrimento interno, con le parole “Well, when one’s lost I suppose it’s a good advice to stay where you are until someone finds you.” (Beh, quando qualcuno si perde suppongo sia un buon consiglio rimanere dove si è fino a quando qualcuno non ci trova.)

Osservando i cinque diversi piani possiamo renderci conto che sono tutti collegati dal macro-tema dell’infanzia, con i suoi desideri, i suoi giochi e le sue ossessioni.
Disegnano un percorso metaforico che parte dalla nascita per spingersi ai confini dell’adolescenza, toccando ciò che più caratterizza gli anni di formazioni e di crescita di ogni essere umano.

Si comincia dal trauma del parto ne “Macelleria di carne equina“, dal gioco e dalla fantasia  in “Why not?“, dove grazie alle due figure che scorrono aprendo la mente della bimba si possono intravedere due fra i topoi principali dell’adolescenza, sesso e morte, che, poi,  in “Off with her head” accompagnano il tema della rivolta contro i genitori e che ricompaiono in “Mother underground“, dove la venuta a meno della figura genitoriale e la perdita degli interessi infantili si fa sempre più evidente.

Tappa intermedia quella di “Alice e il reverendo” , dove la maturazione sessuale tocca un livello di attrazione repulsione, rimandando al complesso di Elettra, sfiorando un certo “lolitismo” e suggerendo anche in modo angosciante un possibile passato di abusi.

La musica di sottofondo è di Luca Valisi.